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13.02.2018

MAMME IN DIFFICOLTA' - Guarda il Video

MAMME IN DIFFICOLTA' QUANDO CAPIAMO CHE E' ARRIVATO IL MOMENTO DI CHIEDERE AIUTO? E A CHI? Risponde la Dott.ssa Morena Dabusti - Psicologa e Psicoterapeuta

 

La premessa è che per la donna diventare madre è di per sé una ridefinizione della propria identità.

Questo perchè il passaggio dall'essere figlia, fondamentalmente, all'essere genitore rimette in gioco tutto quello che è il nostro bagaglio di esperienze, di vissuti, di modelli relazionali che abbiamo assorbito nel tempo e che il vivere con i nostri figli rimette sostanzialmente in gioco.

Questa è quindi una descrizione di un cambiamento, di una fase di passaggio e, come tutte le fasi di passaggio, ha una componente critica.

Ogni crisi è un'occasione di ridefinizione, di processamento di sé.

Quindi, quando appunto la questione presta preoccupazione ed è soggetta ad essere esposta per esempio ad una professionista, ad un esperto esterno ?

In realtà quando la donna si sente proprio di prendere le distanze da quella che è l'evoluzione naturale spontanea del percorso di maternità.

E questo è evidenziato da quando ci si sente particolarmente distanti e distorti da un progetto di vita.

Ci si sente smarriti rispetto al senso delle proprie azioni, del proprio operare, perde tutto un pò di senso e di significato. Altro segnale è la grande fatica avvertita nell'essere madre.

Cioè nel senso che il carico che sembra essere richiesto assume un connotato così elevato da non essere quasi più realistico non corrispondente a quello che il compito dell'essere madre comporta.

Si provano poi sensazioni di distacco rispetto ai contatti relazionali con i figli, con le persone in famiglia che fanno parte del nucleo familiare ed essenzialmente si ha una sensazione di impotenza.

Nel senso che sembra di non avere strumenti in mano per gestire e per vivere la propria maternità.

E tutto questo genera naturalmente dei vissuti di forte incomprensione verso noi stessi e verso gli altri.

Superare questo senso di vergogna nel chiedere aiuto è proprio la chiave per riappropriarsi di un processo naturale e sereno del dialogare con i figli. Con sé stessi e con i figli.

Chiedere aiuto in che modo?

Sono diverse le vie che si possono operare.

Nel senso che uno specialista può proporre un intervento individuale, mirato sulla ripresa di funzioni del proprio essere, della propria personalità.

E quindi proporre dei percorsi di consulenza, di terapia volti a riorientare, a ridefinire quel quadro identitario messo a dura prova nei processi di cambiamento.

Ci sono però anche altre vie, cioè c'è anche la possibilità di trarre molto giovamento dal confronto in gruppo delle dinamiche legate all'essere genitori e dell'essere madre.

Credo che la chiave di volta sia proprio quella di uscire dal senso di blocco che viene a trovarsi rispetto ad una funzione naturale e riappropriarsi attraverso il confronto con un esperto che favorisce anche il confronto con persone che hanno avuto esperienze simili, riappropriarsi di questa parte vitale di sé.

Fondamentalmente farsi carico della propria sofferenza è una spinta all'autonomia sia per sè stessi che per i figli, ed è questo che credo sia la cura legata alle dinamiche della genitorialità.



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