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Psicoterapia dell’età evolutiva

QUANDO PUÒ RISULTARE UTILE UNA PSICOTERAPIA IN ETÀ EVOLUTIVA ?

Per età evolutiva, intendiamo la fascia d’età che va dai 3 ai 18 anni, praticamente dall’infanzia all’adolescenza.

Durante la crescita intervengono numerosi cambiamenti psico-fisici. Il bambino/adolescente si trova ad affrontare problemi, che il più delle volte supera brillantemente. A volte però, vi sono momenti che vengono vissuti con fatica, o addirittura con senso di grande sofferenza.

L’intervento dello Psicologo in situazioni che riguardano l’età evolutiva, sta diventando sempre più frequente. Si va da problemi molto seri, come l’abbandono o l’abuso, a situazioni più comuni, come le dinamiche familiari conflittuali o i lutti. In ogni caso, il bambino/ragazzo e la sua famiglia possono trovare una risposta ai propri problemi nei trattamenti di psicoterapia.

DAL DISAGIO EMOTIVO, AL DISTURBO INFANTILE E ADOLESCENZIALE

E’ importante riconoscere i segnali di disagio nell’affrontare situazioni emotivamente complesse (inserimento scolastico, pubertà, separazione dei genitori, lutti, etc). In questi casi può rivelarsi utile un percorso di sostegno psicologico per accompagnare il bambino/ragazzo e la sua famiglia in un momento di difficoltà.

Se il disagio si trasforma in un disturbo clinicamente significativo, la psicoterapia diventa l’intervento terapeutico di elezione.

IN CHE COSA CONSISTE UN PERCORSO DI PSICOTERAPIA DELL’ETÀ EVOLUTIVA ?

Normalmente, quando la famiglia decide di rivolgersi allo Psicologo o al Neuropsichiatra Infantile, in seguito ad evidenti manifestazioni di disagio da parte del figlio, il professionista procede lungo un percorso definito.

  1. Psicodiagnosi. Si tratta di una serie di incontri (normalmente 3/4)programmati, nel corso dei quali il bambino viene osservato in situazioni di gioco libero o con l’impiego di materiale strutturato o, se si tratta di un ragazzo, si effettuano colloqui e/o interviste strutturate. Si possono aggiungere Test proiettivi e cognitivi, a seconda dello scopo che si vuole raggiungere. La psicodiagnosi è necessaria per l’inquadramento clinico del caso.
  2. Psicoterapia. Se dalla Psicodiagnosi emergono elementi significativi, viene proposto l’avvio di un percorso di psicoterapia. Le sedute di psicoterapia si svolgono utilizzando lo strumento del dialogo, del gioco e del disegno, che vengono impiegati come mezzi per aiutare il bambino a riconoscere e a riflettere sulle proprie emozioni e a diminuire i comportamenti sintomatici.
  3. Sostegno alla genitorialità. E’ uno spazio di ascolto per i genitori. aiuta a capire meglio le proprie emozioni e quelle del proprio figlio. Riveste una grande importanza nella modificazione dei comportamenti e delle modalità di comunicazione disfunzionanti. Normalmente l’esito che ne deriva, è una riduzione del disagio.
  4. Parent Training. E’ utile per fornire indicazioni pratiche che servono a gestire situazioni concrete (ad es: comportamenti difficili da gestire; regole da rispettare; etc). I genitori vengono aiutati a trovare uno stile educativo più funzionale in quella situazione specifica. Come conseguenza si ottiene una diminuzione delle criticità. Questa metodologia si è rivelata particolarmente utile nell’ADHD (disturbo dell’attenzione con iperattività)

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