Visita ginecologica ed ecografia per prevenire i tumori dell'utero e dell'ovaio

Le nuove linee guida dell’American College of Physicians, pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine, avvertono che, nelle donne senza disturbi, a rischio medio e non in gravidanza, il solo esame pelvico di routine (ovvero la valutazione clinica con ispezione e palpazione bi-manuale eseguita durante la visita ginecologica), non è sufficiente nell’ambito dello screening di patologie.

 

Ovviamente, ogni screening non può prescindere dall’esame clinico, che rimane sempre fondamentale e dirimente, nel momento in cui ad esso si aggiungono i vari esami di imaging (primo fra tutti l’ecografia) ed il Pap test.

Lo screening ginecologico si divide in più parti. La mammella, che le donne fanno spesso valutare al ginecologo, sarebbe preferibile fosse indagata dal senologo, chirurgo specializzato nello studio e nella terapia delle patologie mammarie.

Lo screening ecografico riguarda la valutazione della situazione ovarica, perchè evidenzia formazioni solide o cistiche e, con l’ecocolordoppler, ne valuta anche il grado di vascolarizzazione. In caso di dubbio si può ricorrere ai marcatori e, successivamente, alla biopsia.

La valutazione del collo dell’utero si fa direttamente, con la visita, e si completa con l’indagine citologica e cioè il Pap test (meglio quello in fase liquida).

Anche qui, in caso di positività, ci si indirizza ad esami di secondo livello come la biopsia o la colposcopia.

L’ecografia è importantissima anche per lo screening dei tumori del corpo dell’utero (per cui il Pap test non è utile), perchè valuta lo spessore dell’endometrio e la sua vascolarizzazione (con l’ecocolordoppler).

Per le donne in età fertile, lo screening di base dovrebbe essere: mammella (ecografia e, dopo i 40 anni, mammografia), ecografia per ovaio ed endometrio, citologia del collo dell’utero, tutto correlato con l’esame clinico, che resta assolutamente fondamentale.

A questi, poi, ci fossero dubbi, si possono aggiungere esami di secondo livello. Quello che le nuove linee guida hanno voluto sottolineare è l’irrinunciabilità dell’esame ecografico, essenziale per lo screening delle patologie dell’ovaio e dell’utero alla stregua di quello per la mammella, considerato fondamentale e presente nelle linee guida, in questo caso, già da molto tempo.

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  6 Ottobre 2015

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